Sito Internet Enciclopedia Treccani Scuola - 21/11/2006
LA STORIA DELL’EMIGRAZIONE ITALIANA
Immagini e voci dell’emigrazione: percorsi didattici sulle fonti
La storia dell’emigrazione offre la possibilità di proporre diversi percorsi didattici e soprattutto l’opportunità di far sperimentare agli studenti quanto diverse tra loro siano le fonti che uno storico utilizza quando lavora, in particolare quando l’oggetto dello studio è la ricostruzione di un ambiente. La traccia suggerita qui di seguito utilizza materiale che è possibile trovare su Internet. In generale bisogna dire che il sito che meglio rappresenta l’emigrazione intesa come fenomeno storico e, allo stesso tempo, vicenda umana individuale è sicuramente quello americano di Ellis Island (www.ellisisland.org). In Italia non ne esiste uno ugualmente vasto e completo, ma è possibile comunque recuperare molto materiale che le diverse strutture virtuali propongono.

I siti che riportano numeri e percorsi migratori italiani
L’immagine degli emigranti italiani è quella di povera gente con le valigie di cartone. Un’immagine che viene associata tanto a quanti partirono nei primi anni del Novecento, quanto a quelli del dopoguerra: periodi storici decisamente diversi, con caratteristiche differenti. Intanto, è necessario rispondere a una prima domanda: quanti erano gli emigranti? Come è stato l’andamento dei flussi migratori? I dati riportati nel sito www.altreitalie.it (nel menù della home page entrare in “strumenti”, “i numeri delle migrazioni italiane”) sono quelli più completi e utili per una rielaborazione, mentre nel sito www.fondazionepaolocresci.it dell’omonima fondazione sono disponibili le cartine geografiche dell’emigrazione dal 1901 al 1930 (entrare dalla home page nella sezione “italiani nel mondo”). Entrambi questi materiali sono efficaci per far capire la portata del fenomeno migratorio che ha caratterizzato la storia d’Italia nel passaggio tra il XIX e il XX secolo e i primi decenni del novecento. Il lavoro può essere completato facendo costruire agli studenti alcuni grafici, utilizzando i dati proposti (popolazione-emigrati; emigrazione per macro categorie professionali; l’andamento dei rimpatriati ecc.). In questo modo, la rappresentazione di questi ultimi diventerà più evidente e di più semplice lettura, facilitando l’elaborazione di riflessioni di tipo storico (mettendo in relazione, per esempio, l’andamento dei flussi e gli eventi della storia italiana di quegli anni; l’emigrazione e i processi di industrializzazione; l’emigrazione e le guerre; ecc.). Per completare il panorama, possono essere utili i grafici su alcuni numeri dell’Italia (povertà, istruzione, devianza e, naturalmente emigrazione) proposti in www.orda.it, sito nato sull’onda del libro di Gian Antonio Stella L’orda, quando gli albanesi eravamo noi. L’analisi di questo materiale stupirà molto e aiuterà, probabilmente, a rivisitare le convinzioni negative e categoriche sugli immigrati in Italia.

Ritratti d’epoca nei documenti fotografici
Dopo aver lavorato con il supporto dei numeri e dei grafici sulle possibili cause dei flussi migratori, il lavoro viene spostato sulle persone, sugli emigranti. Chi erano? Come erano vestiti? Che facce avevano? Il percorso si indirizzerà verso lo studio sociale dell’emigrazione dal punto di vista storico e per far questo si propone l’uso di materiali diversi, da quello fotografico alla letteratura, passando per il cinema e le biografie. L’attenzione è concentrata prevalentemente sui flussi migratori fino agli anni Trenta del Novecento.
Intanto i documenti fotografici. Negli ultimi anni la fotografia è entrata in modo dirompente nella ricerca storica, rendendo il lavoro degli studiosi non solo più completo, ma soprattutto più facilmente articolodivulgabile. L’uso delle immagini ha quindi una doppia funzione: da una parte fornisce preziose informazioni relative alla storia sociale, dall’altra agevola i non addetti ai lavori nella lettura delle vicende. Se da un lato l’arte poco si è occupata di questo fenomeno (e su questo aspetto potrebbe essere utile proporre percorsi interdisciplinari che prestino attenzione anche alla produzione artistica di questo periodo), come del resto anche la letteratura, il materiale fotografico è molto ricco. Quasi tutti i siti Internet che parlano di emigrazione italiana hanno una selezione di immagini disponibili on line. Nel già citato sito di Altreitalie, entrando nel menù del “centro di documentazione”, c’è un’interessante selezione di fotografie (alcune ritraggono gli emigranti mentre svolgono la loro professione); anche nel sito www.orda.it il materiale iconografico proposto è estremamente vario ed interessante. Oltre alle fotografie, ci sono alcune vignette relative agli italiani fuori d’Italia. La Fondazione Paolo Cresci (www.fondazionepaolocresci.it) propone una selezione di scatti per descrivere le diverse tappe del viaggio degli emigranti, mentre le immagini su www.odissee.it sono dedicate ai viaggi transoceanici in nave: dalla vita a bordo (con un interessante parallelismo tra i viaggiatori ricchi e quelli di terza classe) all’incubo dei naufragi. Lavorare con gli studenti utilizzando queste fotografie ha più finalità: da una parte è un modo per fargli scoprire loro quanto quegli emigranti siano diversi dall’immagine che oggi hanno degli italiani; dall’altra diventa più immediato il confronto con i fatti di cronaca relativi agli sbarchi degli extracomunitari.

Le ‘tre voci’ degli emigranti
A questo punto, per completare il quadro degli emigranti italiani tra Otto e Novecento, mancano le voci che, in questo caso, sono i documenti scritti. Per il percorso proposto sono state individuate tre tipologie di ‘voci’: quella degli scrittori di allora; quella corale degli emigranti, cioè le canzoni popolari e, infine, quella degli scrittori contemporanei. Per il momento non viene inserita la memorialistica di cui si parlerà nel prossimo intervento didattico dedicato alla storia dell’emigrazione.

La voce degli scrittori di allora
Per quanto riguarda la prima categoria è stato sottolineato dai critici e dagli storici quanto i letterati italiani abbiano ignorato un fenomeno di così vaste dimensioni come la “grande migrazione”. Tra i non molti scritti dedicati a questo tema, e in particolare alla descrizione degli emigranti in partenza e del loro viaggio, si suggerisce la lettura della poesia di Berto Barbarani (poeta veneto, 1872-1945) I va in Merica (www.larenadomila.it, “maca, schissa, struca..el boton!”, “museo Barbarani”, “bibliografia e poesie”, “Le Poesie siélte da la redassion”, “I va in Merica”) che da voce alla rabbia dei veneti costretti a lasciare la patria perché ridotti in miseria. A questa si aggiunge il celebre testo di Edmondo De Amicis (1846-1908) Sull’Oceano (Garzanti, Milano, 1996; in Internet www.pelagus.org, “libri online”, “Edmondo De Amicis”, “Sull’Oceano”), considerato il solo romanzo italiano che affronta il tema della ‘grande migrazione’. Scritto dopo il viaggio da Genova a Montevideo fatto a bordo del piroscafo Nord America nel 1884 e pubblicato per la prima volta nel 1889, il libro racconta quell’esperienza. Una sorta di diario di bordo, dedicato soprattutto al viaggio degli emigranti, quasi duemila imbarcati su quella stessa nave: erano arrivati fino al porto ligure da molte regioni italiane, parlavano i dialetti locali e quindi potevano comunicare solamente con i propri compaesani, non riuscendo a capire gli altri linguaggi. Viaggiavano verso il Sud America, in terza classe, sperando di trovare una vita migliore, ed è a loro, alle loro storie e alla loro condizione che lo scrittore decise di dare voce. Già qualche anno prima, nel 1880, De Amicis aveva affrontato questo tema nella toccante poesia Gli emigranti che “Ammonticchiati là come giumenti Sulla gelida prua morsa dai venti, migrano a terre inospiti e lontane”. Sempre dedicato alla partenza degli emigranti è l’atto unico di Raffaele Viviani (1888-1950) Scalo marittimo (1918, andato in scena per la prima volta l’anno successivo), in cui l’autore-attore vestiva i ruoli di quattro personaggi tra cui, appunto, l’emigrante in partenza dal molo dell’Immacolatella per l’Argentina (il testo non è on line, ma si trova nella raccolta generale delle opere di Viviani).Le canzoni popolari A queste voci autorevoli si aggiungono le parole delle canzoni popolari, molte e di vario tipo. In questo caso si propone la lettura (e l’ascolto, se possibile) di due celebri canti: Mamma mia dammi cento lire (www.orda.it, “I canti degli emigranti”, “L’emigrazione nei canti popolari) e Santa Lucia luntana (www.sorrentoradio.com, “italiano”, “testi di canzoni napoletane” e poi cercare nell’indice alfabetico). Il testo della prima risale probabilmente alla metà dell’Ottocento ed è un riadattamento di un’antichissima canzone (La maledizione della madre), mentre la seconda è del 1919 e divenne presto l’inno dell’emigrazione meridionale. Le due canzoni, tanto diverse tra di loro, scritte in periodi migratori differenti, offrono spunti per considerazioni diverse che possono essere interessanti: da una parte l’entusiasmo per la partenza e l’opposizione della famiglia, dall’altra la nostalgia di chi lascia la terra natale.

Le fonti contemporanee
La voce contemporanea che si propone è quella di Gian Antonio Stella, L’orda, quando gli albanesi eravamo noi (Rizzoli, Malanno, 2002) che ripercorre, a volte con crudezza, la storia dell’emigrazione italiana all’estero. È un libro ricco di fatti, personaggi, aneddoti, avventure e documenti che riescono a dare al lettore un quadro completo e spesso poco noto di un fenomeno vasto e spesso sconvolgente. Dopo aver analizzato i numeri, aver visto e ragionato sulle immagini, aver fatto una seppur breve riflessione sulla musica popolare e aver letto gli scritti dei classici e dei contemporanei, il percorso può concludersi con la visione di Nuovomondo (Italia Francia, 2006) di Emanuele Crialese (www.mymovies.it propone una buona scheda del film). Gli studenti avranno modo, grazie agli strumenti e al lavoro fatto precedentemente, di vederlo potendolo analizzare dal punto di vista storico. *Dottore di ricerca in Storia economica e insegnante di Italiano, Latino e Storia presso un liceo scientifico romano.. Emanuela Parisi

Rassegna Stampa - www.larenadomila.it
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