Rassegna Stampa 2012-2017

La rassegna stampa del sito, tuto quèl che i media dal 1999 i à contà su de noàntri, i eventi organisà da La Rena Domila e i riconossimenti anca a livèl nassionàl. Una storia sensa fine pensà da Andrea Toffaletti nel noèmbre 1998 a soli 22 ani e portà avanti sensa fermarse. Nel tempo s'à sgrandà el sito dopo una partensa de sole 3 pagine, superando le 50 rubriche, riservando a tuti i veronesi un toco de tradissión. Podèmo dir anca, che La Rena Domila l'è stà segnalà anca dal sito del "Ministero dei Beni e le attività culturali" come patrimonio da esplorare sensa desmentegàrse del'Assessorato a la Cultura del Comune de Verona

 

 

 

 

>2012

2012
-09 febràr 2012 El Diretòr ospite a "Casa Mia" su TeleArena par presentàr el libro "Bacchanalia" con la Provincia de Verona
-11 febràr 2012  Presentassiòn del libro "Bacchanalia" al Calmiere
-14 febràr 2012  Articolo sul Corriere de Verona "Bacchanalia"
-17 febràr 2012  Intervista su TelePace libro "Bacchanalia"
-18 febràr 2012  El Diretòr intervistà al TG de TeleArena
-23 febràr 2012  El Diretòr el conta de la vita de Berto Barbarani ne l'incontro organisà dai butèi universitari del Blocco Studentesco con la presensa de l'Assessòr Di Dio
-30 marso 2012 El Diretòr e le so poesie al circolo artisti de Gressana
-06 noémbre 2012 Intervista su la Radio Universitaria FAN
-22 noémbre 2012 El link a La Rena Domila sul sito del Comune

 

>2013

2013
-23 genàr 2013 Articolo del Corriere de Verona per Bacchanalia 2
-26 genàr 2013 Presentassiòn de la seconda edissiòn de Bacchanalia a cura de la giornalista Alessia Rotta de TeleArena
-04 febràr 2013  El Diretòr nel telegiornàl de Rai3 Veneto parla de le curiosità del carnevàl veronese
-05 febràr 2013 Intervista su Radio Rai Veneto
-06 febràr 2013  Intervista su Radio Gamma 5 de Padova
-07 febràr 2013  Magnifico articolo sul quotidiàn L'Arena a pag.10 che'l parla del libro Bacchanalia 2
-08 Febràr 2013 Intervista al Diretòr in direta Tv su TeleArena durante la sfilada del Vénardi Gnocolàr
-15 Marso 2013 Intervista al TeleGiornàl de TeleNuovo
-03 Aprìl 2013 El Diretòr con le so poesie al Teatro Camploy par el Galà de la poesia
-23 Otobre 2013 Presentassiòn del libro "Magna Verona vale" in Sala Arazzi del Comùn de Verona e in TV su TeleNuovo e TeleArena
-09 e 16 Diçembre 2013 El Diretòr a la trasmissiòn "Sei a casa" su TeleArena con le so poesie.
 

 

 

>2014

2014

-18 febràr 2014 Bacchanalia 3 su Radio Popolare
-22 febràr 2014 Bacchanalia 3 presentassión "Al Calmiere" con Onorevoli Alessia Rotta e Diego Zardini
-04 marso 2014 Bacchanalia conferensa a Castèlvécio al Club Unesco
-06 Marso 2014 Bacchanalia sul quotidiàn L'Arena.
-16 marso 2014 Bacchanalia conferensa a Cavrìn
-04 maio 2014 Ospite su TeleArena trasm. sportiva
-19/25 maio 2014 Colaborassión con Verona Rinascimentale
-02 diçembre 2014 Premio XII Apostoli intervista a Claudio Bisio e giornalista Michele Serra par trasmissión "Verde a Nord Est" (tv Alto Veneto)

>2015

2015

-23 genàr 2015 El Diretòr su TG Tele Arena parla de l'evento Berto
-24/25 genàr 2015 Evento La Rena Domila par i 70 ani da la morte de Berto Barbarani, Conferensa in Gran Guardia co' profe universitari, do parole al cimtero su la tomba de Berto e in giro par Verona a recitàr Berto
-01 febràr 2015 Articolo Verona Fedele su Berto Barbarani
-11 febràr 2015 Articolo L'Arena conferensa Bacchanalia a S.Fermo
-18 febràr 2015 A Tele Arena "Sei a Casa" veronese-inglese
-19 febràr 2015 C.T.G.Conferensa sul Carnevàl
-Marso 2015 El novo libro "L'ultimo Veronese" del Diretòr
-17 aprìl 2015 Diretòr e Amos Carli a TeleArena "Sei a casa"
-17 aprìl 2015 Poesie Diretòr e musica de Amos Carli nel spetacolo a San Roco (L'Arena)
-03 otobre 2015 Casa de riposo Barana spetacolo co' Amos Carli
-24 diçembre 2015 Articolo L'Arena su la Spada de San Piero




L'Arena 24/12/2015
LA RICERCA.Lo studioso Andrea Toffaletti ha ripercorso la storia della reliquia cristiana. Con esiti davvero sorprendenti
Spada di San Pietro,la leggenda porta sulle strade di Quinzano
«Un’ipotesi nata incrociando gli scritti di Biancolini sul monastero che si trovava vicino a San Rocco e quelli di Girolamo Dalla Corte»

Il paese di Quinzano è legato a una leggenda che riconduce addirittura alla Spada di San Pietro. Uno studioso ripercorre la storia della reliquia cristianae lascia aperta la ricerca. Le
memorie riportano una data: 1425. E pure un luogo, la chiesa di San Martino in Aquaro, una volta all'interno del cortile di Castelvecchio. C'è anche un'altra spada di San Pietro ed è conservata in Polonia nel Museo arcidiocesanodi Poznan, mentre una sua copia è stata creata da Bogdan Pulchalski ed è esposta in una teca nella cattedrale dei santi Pietro e Paolo sempre nella città sul fiume Warta. Secondo la tradizione è la spada con cui l'apostolo SimonPietro tagliò l'orecchio al servo del sommo sacerdote Caifa, Malco, durante l'arresto di Gesù nel Getsemani, il piccolo oliveto appena fuori la città vecchia di Gerusalemme. Andrea Toffaletti, però, sembra non avere dubbi:«Per molti secoli la spada fu conservata a Verona. E la sua scoperta», rivela, «è stata del tutto casuale». «Collaboro», spiega Toffaletti, «con il comitato San Rocco e nella nuova sala lettura ho trovato un libro che custodisce una mappa settecentesca sulle proprietà del territorio di Avesa. Nell'angolo a sinistra ho notato una chiesa con il suo convento, quello di Ca' Rotta o“Arcarotta” di Quinzano, come riportato da Giambattista Biancolini nel suo Notizie storiche delle chiese di Verona».«Ma il monastero», prosegue lo studioso, «anticamente non si trovava nel territoriodi Quinzano. Caròta era il nome popolare di entrambe le zone che si affacciano sull'Adige, oggi in corrispondenza dell'Ospedale Geriatrico.Il nome originale, come riporta Giovanni Rapelli, è Caróta alterato dall'influsso dell'ortaggio “carota” e designa propriamente la riva sinistra del fiume. Qui, nel passato c'era la contrada Ca' Rotta e si trovava tra l'attuale statale Verona-Trento e l'Adige e tra i progni di Avesa e Quinzano. La contrada derivava a sua volta dal monastero di Santa Maria d'Arcarotta, raso al suolo in seguito alla “spianata” veneziana del 1518 e ricostruito nel 1520 più a nord, sull'attuale via Quinzano». La Spada di San Pietro si inserisce in questa storia. Girolamo Dalla Corte nella sua Dell'istorie della città di Verona narra che Cangrande II della Scala donò al nobile Francesco Bevilacqua la Spada di San Martino, conservata nella chiesa di San Martino in Aquaro di Castelvecchio e poi donata dalla nipote Diana il 4 agosto 1425 al convento di Ca' Rotta. «Si scopre l'errore», dice Toffaletti, «e la confusione di Dalla Corte e ripetuto da altri studiosi con Castelrotto di Valpolicella. Infatti, come riportato nel libro Memorie storiche della nobile famiglia Bevilacqua del 1779 è citato un documento del 1495 conservato nell'Archivio dei Francescani di Santa Maria d'Arcarottadi Verona che fa riferimento all'acquisto della spada e non ad una donazione. Poi, sul libro Memorie istoriche delle sacre teste de' santi apostoli Pietro e Paolo del 1806 non si riferisce più della spada di San Martino, ma di San Pietro. Reliquia che potrebbe essere entrata in possesso veneziano e successivamente donata al papa come riportato in una delle lettere del nunzio di Venezia del 1608». «La spada», continua, «è stata mossa da Quinzano per essere donata al Papa? Resta il mistero. Si consideri che nel 1769 il convento fu soppresso dal Governo veneto e la reliquia con gli arredi sacri passo nella chiesa di San Bernardino». La ricerca continua
e Toffaletti resta a disposizione per approfondimenti nelle serate del calendario di incontri culturali che si tengono nella chiesa di San Rocco.•



>2016

2016

-28 Genàr 2016 Articolo sul quotidiàn L'Arena sul Carnevàl
-29 Genàr 2016 Conferensa a San Roco de Chinsàn Bacchanalia
-Febràr 2016 Intervista sul mensile Pantheon sul carnevàl
-03 Febràr 2016 Conferensa Auser Bussolengo sul Carnevàl
-04 Febràr 2016 Conferensa Auser Ilasi sul Carnevàl
-06 Febràr 2016 per Verona come Berto co' le guide del C.T.G.
-09 Febràr 2016 Intervista su Tele Arena Sport
-12 Maio 2016 Poesie Diretòr in musica co' Amos Carli al C.T.G.
-10/16 Agosto 2016 Diretòr "Presentatòr" 537ma festa de San Roco
-01 Setembre 2016 Spetacolo soto le stele a San Roco co le poesie del Diretòr e grandi maestri de la musica classica



L'Arena 28/01/2016
TEMPO DI CORIANDOLI.La proposta provocatoria di uno storico
«Doppia sfilata,il carnevale guardi al passato»
Toffaletti:«Un tempo prima c’era il corteo con le maschere storiche, poi quello con i carri allegorici»

Un doppio Carnevale in città: una sfilata con le maschere storiche e il giorno dopo con i carri allegorici. Due i percorsi, il primo all'interno del centro passando da Piazza Bra e Piazza delle Erbe. L'altro lungo Corso Porta Nuova. Per entrambi, l'arrivo e la festa nel quartiere di San Zeno. La proposta che trova le sue radici nella notte dei tempi è dello storico Andrea Toffaletti e sarà presentata nella «Carta di Quinzano» domani in occasione della presentazione del libro «Bacchanalia» che si terrà nella sala del rettore della chiesa di San Rocco alle 20.45. Per DavideCaldelli, reggente del Bacanale presidente del Carnevale veronese pro tempore,«è un'idea che può essere valutata,maresta difficile separare nella prima sfilata, quella tradizionale del Venerdì Gnocolar, le maschere dai carri».Il carnevale diviso in due atti,uno storico e l'altro più modernocon carri maestosi comea Viareggio e a Cento, èun «qualcosa», dice Toffaletti, «che affonda le sue radici in fatti documentabili: la tradizionale sfilata del Venerdì Gnocolar nell'Ottocento poteva essere spostata in caso di pioggia al giorno successivo e se persisteva il maltempo si sfilava di domenica. C'è di più. Potevano passare i “soli carri”,come riferisce una cronaca del tempo». «Dividere il Carnevale in due giorni», prosegue, «significa anche ripristinarela “Funzione degli Gnocchi”, con la partecipazione delle maschere storiche, lebande con le majorette e i cavalli. Ma senza i carri conl'unica eccezione per quello simbolico dell'Abbondanza». Secondo una cronaca ottocentesca, nell'ultimo venerdì di Carnevale si celebrava la «Funzione degli gnocchi» nota anche come «Festa dell'Abbondanza»: consisteva nelcondurre nel rione più indigente della città, San Zeno,un carro con pane, vino, farina e cacio per fare gli gnocchi.«Era un “pastòn per sfamàr”la gente», spiega Toffaletti. «Era pure una festa popolare con una delegazione mascherata di sanzenati che s'incamminava verso i palazzi pubblici in Piazza dei Signori per invitare 'amministrazione della città nel quartiere di San Zeno dove l'allora governatore con i primati della città iniziava la distribuzione “dei gnochi” da un palco elegantemente addobbato».La proposta di un nuovo Carnevale vorrebbe le maschere storiche seguite da una sfilata per soli carri. Ma il giorno dopo e lungo Corso Porta Nuova per un'andata e ritorno. Quindi, via Città di Nimes, Porta Palio e San Zeno. E tra le due giornate c'è pure il ripristino delle «Cavalchine », le feste in costume che un tempo si tenevano neiteatri. «I due giorni», riprende Caldelli,«sono però difficilida organizzare. La sfilatadel Venerdì Gnocolar possiede già una sua importanza a tal punto che diviene complicato separare le maschere dai carri. Anche coloro che creano i carri ci tengono a partecipare alla tradizionale sfilata del venerdì». «Se duegiorni consecutivi», dice, «pongono qualche problema organizzativo si potrebbe pensare ad una data successiva.In questo modo, nonsi interromperebbe neppure il tradizionale calendario del Carnevale veronese, caro ai diversi quartieri della città.C'è pure da considerare che di lì a poco inizia la Quaresima. La seconda sfilata non sarebbe  comunque “solo di carri”, perché antecedono i vari gruppi con musica e balli».«Perché non istituire un luogo», propone Caldelli, «dove possono essere ricoverati i carri e dove si può raccontare la loro storia, come potrebbeessere un museo? Magari con una cittadella dedicata che può aprire a nuove proposte come avere un dolce specifico o artisti circensi che poi si ritroveranno in piazza San Zeno prima dell'arrivo del corteo». E conclude: «Il Carnevale, così, potrebbe far girare soldi».•M.Cerp.

 

>2017

2017

-23 Febràr 2017 Ospite a TeleArena a la trasmission "Diretta Verona" sul Carnevàl
-24 Febràr 2017 Conferensa su Berto Barbarani a San Roco de Quinsàn
-28 Febràr 2017 Conferensa sul Carnevàl de Verona Auser de Bagnolo Nogarole R.
-27 marso 2017 Intervista su Telenuovo sul XIXmo Canpionato de le Tradissioni Veronesi
-31 Màio 2017 Articolo storico sul quotidiàn L'Arena
-06 Dugno 2017 Colaborassión co' Treccani par storia carnevàl veronese
-11/16 Agosto 2017 presentatòr de la 538ma festa a San Roco de Quinsàn

L'Arena 31/05/2017
LO STUDIO. Lo storico Andrea Toffaletti, in occasione del centenario della Corsa Rosa, ha ricostruito gli avvenimenti del 2 agosto 1919 che hanno coinvolto la nostra città
Il Giro d’Italia perse a Verona il suo ideatore
Tullio Morgagni si trovava a bordo del Caproni 48, il triplano a motore che precipitò improvvisamente vicino alla stazione di porta Nuova

Giro d’Italia, il centenario «meritava una tappa a Verona»: nella città scaligera perse la vita uno dei suoi ideatori, Tullio Morgagni. A ricordare quel tragico evento è lo storico Andrea Toffaletti, noto per aver recentemente vestito i panni del poeta Berto Barbarani. La sua ricerca storica, tra emeroteche e siti Internet, riporta al 2 agosto 1919, quando precipitò nelle vicinanze di Porta Palio un triplano a motore con a bordo 15 passeggeri, di cui 6 giornalisti e tra questi quel Tullio Morgagni creatore con Armando Cougnet e Vincenzo Torriani della Corsa Rosa. Il Giro d’Italia festeggia quest’anno la sua centesima gara, ma la ricorrenza non è legata al calendario: infatti, la prima Corsa Rosa si tenne il 13 maggio 1909, quindi il numero storico si riferisce alle edizioni che sono passate in rassegna. Toffaletti indica il luogo del disastro, ripercorrendo i fatti di quel tragico giorno. «Erano decollati con un “Caproni 48”, un triplano a motore che altro non era che la rivisitazione civile del “Caproni Ca.42” utilizzato a scopo bellico». «Il “Caproni 48”», spiega, «era un velivolo con un’apertura alare di 29,9 metri, alto 6,30 e di lunghezza superava i 13. A pieno carico pesava 7,2 quintali. Fu il primo velivolo a 2 piani per passeggeri e poteva contare su 3 motori da 400 cavalli ciascuno per una crociera di 140 chilometri all’ora». Erano i tempi in cui andavano di moda le gare di velocità e il record da battere era di 240 chilometri all’ora, ottenuto sui cieli di Parigi. Inizialmente si provò sulla tratta Milano-Torino e, quindi, su una più lunga da Milano a Venezia. Non vi furono incidenti. Si giunge al 2 agosto 1919, quando dall’aeroporto Taliedo di Milano, uno dei primi in Italia, si levò in volo il «Caproni 48» con a bordo Morgagni. «Erano le 7.35 con destinazione Venezia», riprende Toffaletti. «In laguna arrivò alle 9.22 e fu un nuovo record: 270 chilometri all’ora con una velocità media di 130 chilometri all’ora. Il velivolo si mantenne ad un’altezza di quota compresa tra i 1800 ed i 3000 metri. Il “Caproni 48” ripartì alle 16, ma con un passeggero in più. A questa variazione si attribuì l’incidente che avvenne un’ora più tardi». «Giunto sui cieli di Verona», continua, «l’aereo fece alcune brevi evoluzioni e furono lanciate cartoline con immagini panoramiche di Venezia. Improvvisamente, virò verso Brescia con una serie di sussulti all’altezza di Porta Nuova. Si pensò ad un atterraggio nel vicino aeroporto di Tombetta, ma si piegò sull’ala sinistra che spezzandosi si staccò dalla fusoliera all’altezza di 1000 metri. Il velivolo iniziò a girare su se stesso per poi raddrizzarsi per un attimo attorno ai 750 metri. Forse, si trattò di una manovra di fortuna. Ma, oramai senza un’ala e raggiunti i 500 metri di altezza proseguì la picchiata fino a schiantarsi». «Fu una catastrofe», prosegue Toffaletti. «I resti si dispersero in un raggio di 400 metri, da Porta Palio a Porta Nuova. Le salme erano irriconoscibili e i parenti identificarono le vittime dalle carie dei denti e dagli affetti personali.Un passeggero fu ritrovato nel canale qualche giorno dopo. Uno dei tre motori fu trovato con il cilindro spaccato a metà, un altro sprofondato nel terreno e l’ultimo in campo a 200 metri di distanza in direzione Santa Lucia. Salme e rottami erano sparsi ovunque». «Furono avanzate anche alcune ipotesi», ricorda lo storico. «Il direttore generare dell’aeronautica sostenne si trattava di un’impresa azzardata trattandosi di un record di velocità su un apparecchio non collaudato e con troppi passeggeri. Stando ai giornalisti milanesi, invece, sembra che un passeggero abbia fumato provocando un incendio, forse per i fumi della miscela. C’è anche un appunto sulla costruzione del velivolo: il sedicesimo passeggero si sarebbe seduto nell’angolo riservato a cappelli ed indumenti, dove la parete era sottile e appoggiandosi, l’avrebbe sfondata». «Non c’è un monumento nè una targa a ricordo di quella tragedia. Nel centenario della Corsa Rosa manca la memoria di quella tragedia», conclude. Marco Cerpelloni




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